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Henry Cartier-Bresson ovvero l’occhio fotografico del XX secolo PDF Stampa E-mail
Scritto da Vittorio   
Mercoledì 11 Agosto 2010 19:37

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Henry Cartier-Bresson (1908-2004), tra i vari grandi fotografi, può essere definito come il maestro indiscusso di tutto il fotogiornalismo del Novecento. Sin dall’adolescenza s'interessò all'arte ed alla pittura e frequentò i più celebri caffè di Parigi ove si incontravano gli intellettuali e i  filosofi surrealisti dell’epoca. Nel 1931, dopo un viaggio in Costa d’Avorio, rimase particolarmente colpito da un’immagine del fotografo Martin Munkacs (“Bambini in riva al lago Tanganica”) che lo spinse definitivamente verso l’attività fotografica.

Come egli stesso affermò:"L'avventuriero che è in me si sentì obbligato a testimoniare, con uno strumento più immediato del pennello, tutte le ferite del mondo".

Nel 1932 acquistò la sua prima Leica e tra gli anni ’30 e gli anni ‘60 scattò fotografie in Europa, Messico, Stati Uniti, Russia, Cina ed Indionesia, rivelando una grandissima abilità artistica ed un profondo impegno sociale. Ovunque nel mondo, fu testimone di importanti avvenimenti politici, e seppe cogliere, con i suoi scatti, i momenti di vita quotidiana e le magiche atmosfere di culture lontane e sconosciute. Inoltre, Bresson è stato, soprattutto, un grande ritrattista. Ha fotografato le più note personalità del secolo scorso, ma ha anche reso immortali moltissimi volti anonimi.

E’ universalmente considerato il padre del reportage moderno e le sue immagini possono definirsi, a pieno titolo, porzioni di tempo e di spazio memorizzate dalla sua fedele ed inseparabile Leica. Tale capacità descrittiva della vita quotidiana, si manifesta, peraltro, anche nella scelta degli obiettivi utilizzati per la maggior parte delle sue fotografie, soprattutto il 35 e il 50 mm, caratterizzati da una prospettiva molto simile alla visione dell’occhio umano. A metà degli anni '60, deluso dalla sempre più imperante commercializzazione della fotografia, cominciò a mostrare  una crescente insoddisfazione nei confronti del suo lavoro; e negli anni successivi, abbandonò definitivamente la sua attività di fotografo per riavvicinarsi alla pittura e al disegno.

Un grande fotografo, quindi, ma soprattutto un grande artista, le cui fotografie costituiscono modelli e fonti d’ ispirazione per tutti gli amanti della fotografia contemporanea.

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 Vittorio S.

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Ultimo aggiornamento Domenica 11 Dicembre 2011 20:45
 

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