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Street Photography PDF Stampa E-mail
Scritto da Vittorio   
Mercoledì 11 Agosto 2010 19:48

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Che cos’è e perchè la Street photography?

In poche parole la street photography è la poesia della vita. Colta per strada nella sua tragedia, nella sua ironia, nella sua imprevedibile bellezza, ma anche nella sua crudeltà.

Street photography è entrare in sintonia con la vita, percepirla, assorbirne gli umori, gli odori, i colori, viverla intensamente. Poi, dopo averla assorbita e digerita, rappresentarla.

Non ho scritto a caso per ultima la parola “rappresentarla”. La street photography rappresenta la vita, “sintetizzata” in alcuni aspetti. E naturalmente, per rappresentare qualcosa, bisogna conoscerla, o almeno essere in sintonia con essa, essere recettivi. Questo elemento è la base di tutto: se non siamo disposti a guardare la vita con partecipazione e attenzione, non saremo mai un buono street photographer.

Se invece avremo la giusta disposizione sarà poi solo una questione di apprendere il linguaggio più adatto e di risolvere i problemi tecnici specifici, ma i risultati col tempo non mancheranno.

Perchè Street Photography allora: ma perchè cosa c’è di più importante, affascinante, coinvolgente, umanamente essenziale che fotografare la vita nella sua “verità”? Cos’altro può dare più significatività a una immagine, se non il proporre il palcoscenico dell’esistenza.

Senza nulla togliere e tutti gli altri generi.

Premessa

E’ molto importante iniziare con il piede giusto, perchè la Street Photography è un padrone esigente e dal carattere difficile. Bisogna essere appassionati davvero, crederci, volerlo. Bisogna partire con semplicità e umiltà. Bisogna guardare con attenzione al lavoro degli altri, soprattutto dei grandi maestri. Bisogna essere persone che amano la vita e che amano gli altri. Non è un genere per egoisti individualisti, che farebbero meglio a darsi ad altri filoni. E’ un genere duro, spietato, che dà poche soddisfazioni economiche e che spesso non “appaga” l’occhio, non lo blandisce con inquadrature “armoniche”, anzi lo violenta con il dramma della realtà. Ma se sarà il vostro genere, non potrete più farne a meno.

Allora riflettete bene se è il momento giusto per voi oggi, di iniziare a mettervi in gioco. Se non lo è, seguite il mio consiglio: aspettate. E’ un peccato investire tante aspettative ed essere frustrati.
Se deciderete invece che lo è, vi apprestate e diventare uno street photographer (per gli amici detto anche “streepher”).

Attrezzatura

Il lato tecnologico non è realmente importante: la street photography non è fatta di “belle” foto, è fatta di foto “significative”. Quindi tendenzialmente se siete dei bravi street photographers (streephers), potete usare quello che volete senza problemi, il risultato sarà sostanzialmente valido, anche se la qualità “tecnica” degli scatti sarà “sporca”.

Esistono però delle attrezzature che sono particolarmente adatte a questo genere e che facilitano la vita, permettendo anche una buona qualità tecnica del risultato finale. Cosa che se c’è, ovviamente non guasta.


Fotocamera.
Cominciamo dal tradizionale: le fotocamere a pellicola. Quelle più adatte sono le fotocamere a telemetro, tipo Leica M, Voigtlander Bessa e Konika Exar, preferibilmente a fuoco manuale, con ottiche di buona qualità.
Esse hanno numerosi vantaggi:
§ Sono compatte e poco evidenti e non richiamano l’attenzione

§ Sono leggere e questo, quando si cammina per ore con la macchina a tracolla, aiuta

§ Sono silenziose allo scatto e possono essere usate anche in situazioni “delicate”

§ Hanno uno scatto dolce e privo di vibrazioni, grazie alla mancanza dello specchio reflex, perciò consentono scatti con tempi più lenti (anche 1/15 o meno con 35mm).

§ Hanno una dotazione di ottiche molto luminose, che aiutano molto nelle riprese in condizioni di scarsa luminosità dove non si può usare il flash

§ Hanno la messa a fuoco a telemetro che, dove serve, è eccellente e immediata anche con luminosità ai limiti del visibile

§ Altri che scoprirete da soli

LeicaM è la più costosa, ma anche quella che mantiene di più il valore dell’usato, Konika è validissima, costa meno, ma ha una ridottissima scelta di obiettivi. Voigtlander Bessa R e R2 e T sono molto valide non costano un occhio e hanno un ottimo parco di ottiche. Sicuramente consigliabili.

Reflex. Tra le reflex le più adatte sono le meccaniche manuali, semplici robuste ed affidabili. Alcuni ottimi esempi sono: Yashica Fx-3, Contax S2, Nikon FM-3A, Canon FTb, Olympus OM3Ti, ecc. Evitate se potete le automatiche e soprattutto le elettroniche, che possono solo mettere nei guai quando finisce la batteria. Le manuali non vi lasceranno mai a piedi!

Tra le medio formato ci sono macchine interessantissime: prima fra tutte la mitica Mamiya 6 (6x6) a telemetro, dalla qualità iperbolica, forse la migliore macchina in assoluto per la street photography. La Mamiya 6 è fuori produzione, ma ora c’è la Mamiya 7 (6x7) che è comunque eccellente. Poi c’è la Bronica RF a telemetro (4,5x6) e le fuji a telemetro in vari formati.
Tra le reflex 6x6 c’è la mitica rolleiflex e rolleicord biottica, dall’ottica fissa (80mm = focale standard), ma dalla resa eccellente. Sono robustissime, non vibrano e usate si trovano a prezzi ragionevoli, se si cercano le versioni meno famose.

Esistono anche fotocamere di grande formato, come la Linhof Technika e la Graflex, che possono essere usate, ma direi che è meglio non complicarsi troppo la vita e stare sulle precedenti.

Obiettivi
La scelta dell’obiettivo è importante, perchè condiziona le possibilità di ripresa.
FOCALE - La focale ideale varia tra i 24mm e i 90mm. Sotto e sopra servono solo in situazioni particolari. Tenete presente che il grosso del lavoro si fa tranquillamemte con un buon 35mm, focale estremamente versatile.
LUMINOSITA’ - La luminosità elevata naturalmente aiuta, soprattutto se si prevede di scattare spesso in bassa luce e senza flash. Le fotocamere che hanno a corredo gli obiettivi più luminosi sono Leica M (Summicron f2 e Summilux f1.4, oltre allo stratosferico Noctilux f1!!) e Voigtlander (Ultron 28/1.9 – Ultron 35/1.7 – Nocton 50/1.5).
Evitate se possibile obiettivi zoom di qualità dubbia e ingombro enorme, che vi darebbero probabilmente problemi con poca luce.
Direi in conclusione che l’obiettivo BASE è un sano 35mm o 50mm luminoso, con cui potete fare di tutto (dalla ripresa allargata al ritratto mezzo busto), affrontando anche situazioni di bassa luminosità (se scegliete un f2.0 o meno).
PERCHE’ FUOCO MANUALE?
E’ una domanda legittima. Dobbiamo cogliere l’attimo, quindi che cosa di meglio che un autofocus veloce per essere certi della messa a fuoco, anche in condizioni limite?
In realtà nella street photography non funziona così. Spesso le riprese sono fatte reagendo all’improvviso a situazioni fortemente dinamiche, dove il soggetto si muove in modo imprevisto, oppure dove il soggetto sta in mezzo a tanta gente e dove l’autofocus potrebbe essere distratto da tanti altri oggetti posti su piani diversi, oppure potrebbe avere incertezze in riprese con basso contrasto di sfondo. Insomma, non si può affidare uno scatto “irripetibile” ad un sistema che potrebbe fallire per mille ottime ragioni. Meglio lavorare, come vedremo nell’apposito capitolo più avanti, con messa a fuoco sull’iperfocale, e diaframma e tempo preimpostato. E per fare questo è meglio avere una manual focus. Che, quando servisse, vi permetterebbe di effettuare una messa a fuoco di precisione anche quasi al buio (cosa che vi scordate con una autofocus).

Digitale
Se si vuole utilizzare una attrezzatura digitale, è bene non orientarsi su una compatta: i tempi di risposta allo scatto non permettono quasi mai di cogliere il momento giusto, “l’attimo irripetibile”, che è ESSENZIALE nella street photography. Le compatte evolute (le cosiddette “Prosumer”) sono nella stessa situazione.
E’ necessario pensare ad una Reflex digitale, che vi garantisce tempi di risposta “da fotocamera meccanica” e una qualità buona dell’immagine anche con sensibilità ISO elevate. Non serve una DigiReflex professionale da 5.000€, basta e avanza una Reflex “base”, tipo la Canon 300D o la Nikon D70.
Come ottica, invece di andare a impelagarvi nell’acquisto di zoom supercostosi, partite con una sola ottica fissa base, tipo (ad esempio nel mondo Canon) un 28/1.8 o un 35/2 a cui potete aggiungere in un secondo tempo un 50/1.4. Con queste fate tutto quello che serve.

Pellicole
Per coloro i quali intendono partire con la pellicola, suggerisco:
BN: Ilford Delta 400, Kodak T-Max 400, Fuji Neopan 1600
Colore: Fuji NPH 400

Come usare l’attrezzatura.
Alcune semplici avvertenze:

§ Usate se possibile un solo corpo macchina: il secondo rischia di deconcentrarvi

§ Non continuate a cambiare obiettivo. Partite con uno e fate gran parte della sessione con lo stesso. Continuare a cambiare prospettiva vi deconcentra.

§ Uscite con 1 SOLO TIPO DI PELLICOLA: o BN o colore. MAI ambedue. La lettura della realtà fatta in BN e quella fatta a colori sono molto diverse. Sono due modi diversi di leggere ed esprimere la realtà come noi la interpretiamo. Non facciamo pasticci. Concentriamoci su una sola visione, almeno per una intera giornata di riprese.

§ Tenete la fotocamera in mano, sempre. Non lasciatela ballonzolare “turisticamente” al collo esibendo un sorriso ebete e attendendo il miracoloso evento street del secolo. Lo coglierete solo se sarete pronti e vigili e se avrete già la fotocamera in mano, pronta a inquadrare e scattare.

§ Usate preferibilmente pellicole almeno a 400 ISO: vi garantiscono la possibilità di usare diaframmi abbastanza chiusi da darvi una buona profondità di campo in ogni situazione, soprattutto quando la messa a fuoco è impossibile.

§ Se preferite portare con voi un corredo fotografico ampio, usate uno zaino. Dopo ore con una borsa sulla spalla non vedrete l’ora di smettere di fotografare. Inoltre portatevi pantaloni con tasconi e un giubbotto pieno di tasche, da riempire di pellicole.

§ Vestitevi con abiti comodi, poco appariscenti e adatti alla stagione. Sempre pieni di tasche. Calzate scarpe comode. Ricordatevi che siete streephers, non giocatori di bridge, quindi la vostra attività consiste nel camminare a lungo per strada, per trovare lo spunto creativo. Se calzate scarpe col tacco a spillo, riscuoterete molta ammirazione, ma tornerete a casa con le fiacche ai piedi.

Adesso vediamo con più calma come gestire le due situazioni più importanti: l’esposizione e la messa a fuoco.

Esposizione – Nella fotografia da strada l’esposizione può essere gestita in due modi: usando una fotocamera con esposimetro incorporato, o utilizzando una esposizione “a stima”, sulla base di un sistema che memorizza i valori di esposizione per le situazioni di illuminazione più comuni.

L’esposizione con l’esposimetro, spesso presente nelle fotocamere manuali (vedi Leica M6 o Voigtlander Bessa R) non è particolarmente complessa. Si cammina tenendo un diaframma medio (vedi meglio nel punto successivo) tipo f5.6 o f8 e tenendo regolato il tempo in base alla lettura fatta con l’esposimetro nella direzione verso la quale presumibilmente scatteremo. Ogni tanto, soprattutto quando stiamo cambiando direzione di ripresa (e quindi ovviamente cambia la luminosità, perchè cambia la direzione della luce) ricontrolliamo l’esposizione. Così saremo sempre pronti ad affrontare lo scatto con “l’attrezzo” nelle condizioni di lavoro ottimali.

L’esposizione a stima è utile quando non si ha una fotocamera con esposimetro incorporato, ad esempio una Leica M3 o M4 o una Lomo o una Holga, o quando la batteria ci lascia a piedi, o quando non si vuole essere distratti nemmeno dall’esposimetro.
E’ meno difficile e impreciso di quanto normalmente si pensi. Basta memorizzare una serie di Coppie Tempo/Diaframma nelle situazioni di luminosità base più ricorrenti. A questo proposito è bene memorizzare le coppie per una sola sensibilità di pellicola (ovviamente suggerisco i 400 ISO come da tabella pellicole consigliate). Vi allego una tabella che potrebbe aiutarvi.

ISO 400

f/22 – 1/500
Sole frontale fortissimo con riflessi su acqua o neve

f/22 – 1/250
Sole frontale fortissimo

F/16 – 1/250
Sole frontale a mezzogiorno

F/11 – 1/250
Sole velato a mezzogiorno

F/8 – 1/250
Ombra chiara

F/5.6 – 1/250
Ombra scura

F/4 – 1/250
Ombra scura da nuvole temporalesche

F/2.8 – 1/250
Ombra molto scura (portico). Luce al tramonto

F/2.8 – 1/125
Subito dopo il tramonto

F/2.8 – 1/60
Accensione lampioni di strada. Interno di negozio ben illuminato

F/2 – 1/60
Interno di negozio normalmente illuminato

F/2 – 1/30
Interno di negozio poco illuminato

F/1.4 – 1/30
Strada di notte ben illuminata

F/1.4 – 1/15
Interno di casa poco illuminata, interno di chiesa

F/1 – 1/15
Luce di candela

E’ ovvio che i valori esposti qui sopra sono solo una base media. Ognuno poi è bene che si faccia la propria personale scala di riferimento, in base alla luminosità effettiva presente nella città dove opera.


Messa a fuoco – La messa a fuoco dello streepher deve essere fulminea, per cogliere l’attimo irripetibile. E qual è la messa a fuoco più fulminea? Quella dei motori a ultrasuoni? Quella Canon o Nikon? Ebbene siete fuori strada! La messa a fuoco più fulminea è quella che........non si fa!!!
Esatto. Si chiama messa a fuoco sull’iperfocale, e consiste in pratica nel lavorare sfruttando la profondità di campo in modo “furbo” e preventivo, piuttosto che nel mettere a fuoco la distanza alla quale si trova il soggetto. Il grosso vantaggio di questa tecnica è che siete sempre pronti a scattare, “pre-regolati” per la distanza di lavoro.
Facciamo un esempio pratico: stiamo lavorando con un obiettivo 35mm, pellicola BN 400 ISO in una giornata caratterizzata da sole velato, al mattino tardi. La tabella dell’esposizione ci suggerisce di usare ad esempio f11 1/250. A f11 con una focale 35mm la profondità di campo si estende da circa 3 metri all’infinito. Se poi non ci interessa avere a fuoco fino all’infinito e ci basta avere a fuoco fino a 20/30 metri, possiamo anche avere a fuoco soggetti a meno di 2 metri. Tutta questa meraviglia avviene perchè lavorando con un diaframma abbastanza chiuso come è f 11, la profondità di campo ci garantisce una campo ragionevolmente nitido molto ampio. Ecco perchè e consigliabile una pellicola da 400 ISO anche di giorno (quando andrebbe bene anche una 100 o una 50 ISO): per poter chiudere il diaframma di due stop in più e poter avere una profondità di campo tale che, nella maggior parte delle situazioni possiamo pre-regolare la fotocamera e scattare senza mettere a fuoco. In questo modo potremo concentrarci esclusivamente sulla inquadratura e sul cogliere l’attimo irripetibile.
Se sarete costretti a lavorare con diaframmi più aperti, a causa di una illuminazione più bassa, avrete di conseguenza una profondità di campo inferiore. In questi casi può essere necessario rinunciare alla nitidezza fino all’infinito – che in effetti non serve in tutte le inquadrature – per recuperare fuoco corretto alle brevi distanze.
La regolazione dell’iperfocale si effettua con molta facilità, semplicemente guardando la scala della profondità di campo dell’obiettivo che stiamo utilizzando e regolando la messa a fuoco in modo che gli estremi della profondità nitida in metri, stiano “comodi” tra i due indici che rappresentano il diaframma usato in quel momento. Per fare un esempio pratico: immaginiamo che sto lavorando con un 35mm a diaframma f8, e che ho bisogno la nitidezza da 4 metri all’infinito. Devo fare in modo che il simbolo “4” dei metri e il simbolo “∞” di infinito, stiano all’interno delle due tacche che indicano il diaframma 8, e ci stiano con una certa tolleranza, per essere certi che la nitidezza sia sufficiente.
Se l’intervallo di distanze necessario non sta nello spazio tra i 2 riferimenti di f8, allora significa che il diaframma con cui stiamo lavorando non è sufficientemente chiuso per offrire la profondità di campo che ci serve. In tal caso dobbiamo chiudere ulteriormente il diaframma e di conseguenza usare un tempo di scatto più lento. Se questo non fosse possibile, sarebbe allora necessario accontentarci di una profondità di campo più ristretta, secondo il tipo di inquadratura che ci proponiamo di realizzare. Con un po’ di esperienza si riesce a utilizzare convenientemente questa tecnica.
Tenete presente che, più è corta la lunghezza focale dell’obiettivo che usiamo, e più è ampia la profondità di campo offerta, a parità di diaframma. Perciò con i grandangolari il problema di solito non sussiste, mentre con i teleobiettivi a volte ci si trova in difficoltà ad avere a fuoco un’ampia zona.


Il soggetto nella street photography

Il vero soggetto nella SP sono naturalmente le situazioni umane nel complesso: le interazioni degli uomini tra loro, con l’ambiente, con gli animali, con l’autorità, con tutto il mondo che li circonda. All’interno di questo mondo di situazioni, ne esistono tre categorie principali: A) i ritratti “decontestualizzati” , cioè i ritratti realizzati “ritagliando” con un teleobiettivo l’immagine del soggetto, poi B) le situazioni che riprendono l’uomo “ambientato”, quindi ritratti con inquadratura allargata e riprese di più persone e anche di grandi masse, e per finire C) le immagini che ritraggono scene dove l’uomo non è presente, ma dove sono evidenti I SEGNI dell’uomo stesso e della sua PRESENZA.

Ciascuno di questi tipi di fotografia da strada ha il proprio fascino e la propria espressività e a ciascuno di noi può essere congeniale un genere o l’altro. Per chi inizia a cimentarsi con la street, può essere utile a volte concentrarsi per un certo periodo su uno dei tre filoni, piuttosto che iniziare a caso riprendendo qualsiasi cosa ci sembri vagamente interessante. Come spesso accade, focalizzarsi su qualcosa, ci permette di aumentare la concentrazione e di ottenere risultati più soddisfacenti.

In genere comunque il cammino evolutivo dello street photographer parte da inquadrature “tele”, dove lo streepher può permettersi di stare a distanza di sicurezza rispetto al soggetto e non interagisce con esso, protetto dall’anonimato. La distanza tra noi e i soggetti umani ci tranquillizza, ci dà modo di riprendere indisturbati e ci permette di non dover entrare in contatto con loro, risparmiandoci problemi, eventuali reazioni sgradevoli o violente e dandoci in generale una sensazione rassicurante.
Questo genere di ripresa può certamente produrre scatti interessanti, ma ha anche spesso dei limiti: il soggetto umano inquadrato da vicino, “estratto” dal suo contesto ambientale, tende a diventare un soggetto “generico”, che potrebbe essere stato ripreso ovunque. Vengono spesso a mancare quei riferimenti d’ambiente e di contesto urbano che “spiegano” la situazione umana e rendono l’immagine emozionante e piena di espressione e significato.
Diciamolo chiaramente: a fronte di alcune immagini ravvicinate di soggetti umani scattate con il teleobiettivo, realmente azzeccate e significative, ve ne sono tantissime (magari gradevoli, certo), che più che il risultato di una scelta espressiva, sono l’espressione della nostra paura di avere interazioni con il soggetto; sono la manifestazione della nostra timidezza e del desiderio, magari un po’ inespresso anche a noi stessi, di agire “nascostamente” e indisturbati. E vi assicuro che si vede.

Nel cammino evolutivo del genuino streepher si assiste, dopo un certo periodo (che è comunque una indispensabile fase di sviluppo) in cui ci si concentra sulle riprese “tele”, ad una ulteriore fase in cui iniziamo a comprendere che la mancanza di interazione con il soggetto ci toglie qualcosa, che non poter riprendere l’uomo adeguatamente ambientato ci impedisce di produrre immagini davvero significative in cui l’uomo stesso e il suo ambiente si spiegano vicendevolmente e si arricchiscono di significato e di impatto emotivo. Ecco che si fa strada dentro di noi l’esigenza di AVVICINARCI al soggetto e di riprenderlo con un grandangolare, inserendo nell’inquadratura l’ambiente che lo circonda. E i primi scatti che, con molta trepidazione o addirittura con preoccupazione, ci riesce di scattare, ci calano di colpo all’interno della “vera” street photography.
Dove il soggetto sembra proiettarsi fuori dall’immagine, dove noi al contrario sembriamo spinti “dentro” l’immagine e dove ci troviamo veramente in contatto con la “strada”.

Si tratta di un passaggio fondamentale, che segna una svolta decisiva del nostro sviluppo artistico ed espressivo e ci proietta in una dimensione nuova e affascinante, che ci pone davvero in contatto per la prima volta con la gente, le situazioni, la vita e spesso ci coinvolge direttamente nello svolgimento degli eventi. Non dimentichiamo, come suggeriscono molti bravi fotografi da strada, che la reazione del soggetto alla nostra inquadratura, è spesso già di per sè stessa un soggetto valido di street photography!!
Siccome però è noto che “chi va al mulino s’infarina”, non possiamo pensare di avvicinare la gente, osservarla, inquadrarla con tutto comodo, scattare raffiche e raffiche fin che siamo soddisfatti, e poi andarcene beati, senza produrre mai alcuna reazione; qualche volta anche sgradevole, o aggressiva.
Fa parte del gioco, è normale e bisogna esserci preparati. Bisogna pensare che la fotografia da strada è in realtà prima di tutto un “rapporto umano” con la gente e che molto spesso è semplicemente il naturale risultato di tale rapporto, “fermato” con delle immagini. Invece di evitare il rapporto con gli altri, cerchiamolo, stimoliamolo, parliamo, discutiamo, raccontiamo qualcosa di noi, dei nostri progetti fotografici e chiediamo alla gente se vuole essere ripresa. Vedrete che incredibilmente la maggior parte delle volte ci verrà detto di si. Stimoliamo ogni tanto e aiutiamo un po’ di entusiasmo verso di noi e il nostro lavoro fotografico con un piccolo acquisto, se il soggetto è ad esempio un venditore improvvisato che “inventa” il proprio lavoro ogni giorno sulla strada, o una persona sfortunata che cerca un piccolo aiuto e magari suona la fisarmonica. Invece di nasconderci dietro qualcun’altro e fare finta di niente, sorridiamogli, diamogli una moneta e chiediamogli di essere ripreso: ne sarà felice, e così noi avremo fatto uno scatto certamente migliore e lui avrà avuto un piccolo aiuto. Alla fine della giornata avremo in tasca 3 o 4 euro in meno, ma molta esperienza in più. E anche un po’ più di autostima.

Un capitolo a sè è rappresentato dal terzo tipo di street photography: la ripresa dei SEGNI dell’uomo: tutte quelle situazioni “inanimate”, dove però, attraverso simboli, segni, oggetti, si percepisce la presenza dell’uomo e del suo operato. Si tratta di un genere difficile, che richiede grandi doti di “sintesi” e un grande senso dell’inquadratura, perchè bisogna far percepire la presenza umana anche quando essa non c’è. Bisogna utilizzare quei pochi dettagli “chiave” che da soli e nell’ambientazione giusta, e con la giusta prospettiva, sono in grado di spiegare e di sintetizzare una situazione umana. Può essere un contrasto tra oggetti “della strada”, l’ironia suscitata da una immagine pubblicitaria, il brivido di una inquadratura “inquietante”, una automobile abbandonata, e qualsiasi altra cosa che ci ricordi che esiste l’uomo e che tutto ciò che è strada e cioè vita è in fondo solo un segno della sua presenza.
Questo genere, contrariamente ai precedenti, non prevede la diretta interazione con il nostro prossimo, e può essere praticato (o almeno tentato!!) in qualsiasi fase del nostro sviluppo tecnico-artistico di streepher. La riuscita naturalmente dipenderà dal livello della nostra maturazione artistica.

Avvertenze pratiche

Come abbiamo cercato di far comprendere, non si può in reltà insegnare davvero la street. Si possono solo dare un po’ di suggerimenti e di informazioni utili, ma poi il cammino ognuno di noi deve percorrerlo (sia in sesnso reale che figurato) da solo “per la strada” (e dove se no!!).
Qualche piccola “dritta” però può aiutare almeno a evitare alcuni errori.
§ Non cercate di nascondere la fotocamera, tanto si vede benissimo, anzi meglio.

§ Non cercate di dissimulare il fatto che state fotografando: alimentereste soltanto sospetti poco gradevoli su di voi e sullo scopo per cui fotografate.

§ Parlate con la gente, chiaccherateci, conoscetela, aiutatela, fatela ridere, magari fatela inc.......re, ma non statevene inerti ad attendere un qualcosa che non arriverà mai. Vivete con pienezza perbacco....!

§ Uscite il più spesso possibile e camminate a lungo, rilassati ma attenti, sempre pronti con il dito a scattare la foto del secolo!

§ Se avete osservato la scena (non importa quale) e non avete trovato nulla di interessante, pensate sempre che un grande streepher lì, in quello stesso posto, avrebbe quasi certamente scattato una grande foto. Quindi guardate meglio e scattatela voi!

§ Scattate molto. Non potete pretendere di crescere in street, scattando un rullo al mese. C’è da ridere, i grandi streepher scattavano 10 rulli al giorno!! Voi che non siete ancora grandi streepher e dovete imparare, dovete scattarne 20!!!

§ Non spendete miliardi di dollari in attrezzatura. Spendete il giusto e spendete miliardi di dollari in pellicola, scarpe comode e viaggi in altre città.

§ Compratevi un enorme cestino della carta straccia, dove collocare garbatamente tutti gli scatti che non sono riusciti, cioè la maggioranza dei vostri scatti. Al rimpicciolire del cestino si ingrandiscono le vostre capacità. Siate per favore spietati nella selezione dgli scatti che vi concedete di considerare riusciti. Evitate di mostrare e pubblicare scatti senza senso, quando sapete benissimo che lo sono, solo perchè sono gli unici che avete. Se pubblicate la prima foto (buona) tra un mese invece che (pessima) oggi, nessuno vi correrà dietro. Anzi se lo farà sarà solo per ringraziarvi!

§ Ricordatevi che non potete da subito risolvere positivamente tutte le situazioni di possibile conflitto con il pubblico, quando pensate di riprenderlo. Si tratta di un nuovo tipo di interazione, che richiede l’apprendimento di un nuovo codice comporatmentale e nuove esperienze di vita. Perciò calma! La timidezza si vince sicuramente mettendosi in gioco, ma anche rispettando i propri tempi fisiologici. Se non farete così, rischierete di comportarvi in modo sforzato e innaturale e ispirerete diffidenza.

§ Se vi trovate di fronte ad una situazione umana degna di nota, preoccupatevi per prima cosa del fatto se potete essere utili e dare una mano. Lasciate perdere il pensiero di scattare a tutti costi una foto. La foto poi verrà ugualmente, anzi meglio.

§ Se siete attanagliati da una timidezza che vi paralizza, usate all’inizio la famosa tecnica dei quattro rullini: uscite di casa con quattro rulli e dite a voi stessi che nella vostra vita scatterete solo quei quattro rulli. Solo quelli. Solo quttro rulli per tutta la vostra vita. E saranno solo quattro, indipendentemente dalla loro buona riuscita o meno. Così vi rilasserete pensando che in fondo dovete solo scattare quattro rullini e avete una vita davanti. E’ ovvio che li finirete in un’ora e che saranno i primi 4 dei 400.000 rullini della vostra vita di streepher.

§ In bocca al lupo, Vittorio S.

Ultimo aggiornamento Domenica 11 Dicembre 2011 20:46
 

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